martedì 27 agosto 2013

lunedì 26 agosto 2013

domenica 25 agosto 2013

venerdì 23 agosto 2013

ESERCITAZIONE. Velocità di scatto/Tempo di esposizione

Il programma di scatto è la modalità con cui la fotocamera gestisce la coppia tempo/diaframma. I simboli relativi che trovo sulla ghiera della mia Canon sono:

P = programmato: la fotocamera sceglie sia tempo che diaframma, lasciando però la possibilità di cambiare la coppia tempo/diaframma o di sovra o sotto esporre.

TV = a priorità di tempi: si può scegliere il tempo di scatto, mentre la fotocamera regolerà il diaframma di conseguenza. E' una modalità molto utile quando abbiamo bisogno di un tempo molto breve o, al contrario, molto lungo.

AV= a priorità di diaframmi: scelgo il diaframma e la macchina automaticamente restituisce il giusto tempo di posa.

M = manuale: libertà su tutti i parametri.

AUTOMATICO = la fotocamera decide sia tempo che diaframma. Non si può modificare alcun parametro.



Ho provato a esercitarmi su uno stesso soggetto con i diversi programmi di scatto.

TORINO. LUCI D'ARTISTA




giovedì 22 agosto 2013

mercoledì 21 agosto 2013

martedì 20 agosto 2013

lunedì 19 agosto 2013

SALENDO LE SCALE


ESERCITAZIONE. Variazione dell'ISO

Prima di iniziare con l'esercitazione, trasferisco qualche appunto da Ansel Adams.


SENSIBILITA’ DELLA PELLICOLA
Ogni pellicola ha una particolare sensibilità alla luce, stabilita al momento della fabbricazione. Una determinata pellicola necessita di una specifica quantità di luce per produrre la prima densità utile, e quantità di luce maggiori forniscono densità maggiori, fino a un massimo. La regolazione del tempo d’esposizione e dell’apertura del diaframma ci permette di assicurarci che la quantità di luce che proviene dal soggetto e raggiunge la pellicola rientri nella gamma di luminosità in grado di produrre incrementi di densità visibili, e quindi un’immagine utilizzabile. Pertanto, dobbiamo disporre di una misura della sensibilità della pellicola, cioè della sua rapidità.
A questo scopo, nel tempo sono stati impiegati diversi sistemi, ma i due oggi più diffusi sono la scala ASA (che prende il nome dalla vecchia American Standards Association, ora trasformata in American National Standards Institute) e la scala di origine tedesca DIN (Deutsche Industrie Norm). Entrambi i sistemi sono ora confluiti in un unico standard internazionale, denominato ISO, ma i numeri e i valori che caratterizzano la sensibilità sono rimasti gli stessi.
La rapidità ASA di una pellicola è rappresentata da una scala aritmetica nella quale il raddoppio della sensibilità viene indicato dal raddoppio del numero ASA. A ogni raddoppio numerico, l’esposizione necessaria per una determinata ripresa è ridotta alla metà (ovvero di uno stop: un diaframma o un valore di tempo di otturazione). La scala è suddivisa in settori equivalenti e variazioni di esposizione di un terzo di stop, in modo tale che ogni terzo numero rappresenti un intero diaframma o un intero tempo di otturazione:
12        16        20        25        32        40        50        64        80        100      125      160      200      250 320           400      500      640      800      1000    1200            1600    ecc.     
Il rapporto reciproco di questi valori ci permette di sapere, per esempio, che sostituendo una pellicola da 50 ASA con una da 200 ASA, potremo ridurre l’esposizione di due diaframmi, oppure modificare proporzionalmente il tempo di otturazione a ¼ del valore di partenza.


Per l’esercitazione sulla variazione dell’ISO ho impostato la macchina in modalità P (programmata: la fotocamera sceglie sia il tempo che diaframma) e ho variato le ISO mantenendo la stessa inquadratura. Si può così osservare come cambiano il diaframma e i tempi di esposizione per ottenere la medesima immagine.

Ho usato il cavalletto per tutti gli scatti.


ISO 100 - f/5,0 - 1/60 sec



ISO 125 - f/5,6 - 1/80 sec



ISO 200 - f/6,3 - 1/100 sec



ISO 400 - f/7,1 - 1/125 sec



ISO 640 - f/8,0 - 1/160 sec



ISO 1000 - f/9,0 - 1/200 sec



ISO 2000 - f/11 - 1/320 sec



ISO 3200 - f/13- 1/400 sec

domenica 18 agosto 2013

sabato 17 agosto 2013

venerdì 16 agosto 2013

venerdì 5 luglio 2013

ESERCITAZIONE. Il bilanciamento del bianco

Il bilanciamento del bianco


flash

fluorescente


luce diurna

nuvoloso

ombreggiatura

tungsteno

   personale

Appunti.

La luce che usiamo per le nostre foto cambia in continuazione durante l'arco della giornata e risente del fatto che il cielo sia nuvoloso oppure sia completamente sereno. Il cambiamento diventa ancora più marcato, poi, se passiamo dalla luce solare a quella artificiale, oppure se mescoliamo le due. I fotografi professionisti lo sanno bene, infatti dispongono di filtri e di pellicole particolari per far fronte a ogni occasione. Tuttavia le fotocamere digitali nascono per mettere chiunque nella condizione di scattare foto ben fatte e corrono in nostro soccorso con un sistema di correzione automatico della luce disponibile così da conservare i colori più naturali possibile.
Nel menu per governare il bilanciamento del bianco si può solitamente scegliere tra sette opzioni: automatica, manuale con campione, luce diurna, luce da lampade a incandescenza, luce da lampade al neon (fluorescenti) con scelta di tre tipi, nuvoloso e luce da flash esterno aggiuntivo. Ciascun parametro, ad eccezione dell'automatico e del completamente manuale, consente anche di correggere la regolazione raffreddando o riscaldando leggermente l'immagine.
In pratica è come se la macchina disponesse al proprio interno di una serie di filtri elettronici e li utilizzi automaticamente ogni volta che sia necessario, per togliere le dominanti di colore che farebbero apparire innaturale la scena inquadrata. La tecnica si chiama bilanciamento del punto di bianco perché mira a individuare gli oggetti bianchi nella scena e a farli apparire completamente neutri, senza dominanti rossastre, bluastre o giallastre che invece trasparirebbero usando l'impostazione sbagliata per il tipo di luce. Una volta che si è corretto il bianco, anche tutti gli altri colori appariranno naturali.
Quasi sempre il sistema automatico funziona bene, ma possono capitare situazioni in cui la presenza contemporanea di luci diverse induca la macchina in errore. Per tale motivo, moltissime fotocamere digitali moderne consentono d'impostare manualmente il tipo di luce con cui stiamo fotografando. Se per esempio la giornata è nuvolosa, possiamo impostare il bilanciamento del punto di bianco a "Cloudy". Se invece ci troviamo in casa e gran parte della luce proviene da lampadine a incandescenza, possiamo impostare la macchina su "Incandescent" e via di questo passo. Esiste anche la possibilità di regolare il punto di bianco con precisione scegliendo l'opzione "White Balance Preset" e puntando l'obiettivo su un oggetto bianco (un foglio di carta ad esempio). In tal modo la macchina leggerà il tipo di luce riflessa dall'oggetto e modificherà le proprie impostazioni in modo da far apparire corretti anche tutti gli altri colori.
Ci sono tuttavia alcune situazioni in cui nemmeno il bilanciamento manuale risolve il problema vuoi perché la luce disponibile non ricade perfettamente in nessuna delle possibilità previste dal menu di regolazione vuoi perché vorremmo mantenere una certa dominante per creare un effetto emotivo nell'immagine (renderla più calda o più fredda, aggiungendo rosso e giallo oppure blu). Prendiamo ad esempio la foto di un tramonto o di un'alba, caratteristici per le loro tonalità di colore. Se usiamo il bilanciamento manuale o automatico del punto di bianco, le particolarità di colore rischiano di andare perdute sotto l'occhio equalizzatore della macchina.